Inviato da emerson | 11 Ago, 2007, 05:29
una prima sommaria raccolta di articoli e informazioni.
tratto da: Diario - 20.05.2005 - A che serve vincere se poi...
"(...) Ritorno al passato. Storia simile a Firenze. Qui la scontata
riconferma del sindaco Leonardo Dominici (la Fed ha portato a casa il
57 per cento dei voti) si è accompagnata alla ripresa di un vecchio
progetto: la costruzione del quartiere Castello sull’area della
Fondiaria, che nel frattempo è passata di mano ed è stata conquistata
da Salvatore Ligresti. È una vicenda che ha più di vent’anni. (Continua)
Inviato da emerson | 11 Ago, 2007, 03:17
Da giorni l’amministrazione di Sesto Fiorentino sta cercando di
bloccare la raccolta di firme dell’Associazione sostenendo che, a
seguito della propria ordinanza, non verrebbero massacrati 400 tra cani e gatti.
E’ FALSO E OFFENSIVO
Anzi FANNO DI PEGGIO. Le amministrazioni non
uccidono gli animali con un colpo in testa, ma li distribuiscono in
tutta Italia come fossero pacchetti, forse anche nei canili
rinomatamente in mano alla mafia, condannandoli all’eterno oblio
dimenticati da tutti. Non è mandarli a morte?
IlTermine ospita i randagi di Sesto Fiorentino al posto del comune?
E’ VERO.
Tutti sanno (a parte l’amministrazione) che l’attività del
canile del Termine ha sempre sopperito alle mancanze della ASL
veterinaria. Noi raccogliamo i cani ogni volta che la ASL non
interviene ( praticamente sempre). Abbiamo provato, in verità, a
costringere i cani a confessarci dove abitano i bastardi che li hanno
abbandonati, ma, forse, deviati dal “vizietto politico”, hanno imparato
anche loro a coprirli.
’ Associazione vive solo di beneficenza?
E’ VERO.
Manteniamo 400 cani e 200 gatti con le sole sottoscrizioni dei
nostri benefattori. Solo 30 cani e per un solo anno sono stati a
pagamento a 2,58 euro a cane al giorno. La convenzione per le colonie
feline è una partita di giro tra il comune di Firenze ed i veterinari.
Non riguarda assolutamente la gestione del canile del Termine. Comunque
almeno questo sprazzo di verità è sfuggito tra i veleni sputati su di
noi dal comune di Sesto. Ha riconosciuto, a differenza di quanto
dichiarato dalla Procura, che le convenzioni sono solo due di cui
quella ancora in essere è quella dei gatti.
La ASL ha proposto al sindaco di Sesto la sospensione
dell’autorizzazione sanitaria perché l’Unione Amici del Cane e del
Gatto non ha consegnato i documenti richiesti, per le condizioni
igieniche e per l’anagrafe canina?
E’ FALSO.
Le argomentazioni prodotte dalla ASL per sospendere
l’autorizzazione sanitaria al canile sono false. Infatti, non esiste
alcuna richiesta documentata né da parte del Comune né da parte della
ASL in merito alla richiesta di documenti del secondo stralcio. Inoltre
la ASL non ha mai chiesto di poter entrare in canile, quindi non
avrebbe potuto dare alcun parere sulla situazione igienica, né
sull’anagrafe per ciò che riguarda il sovraffollamento del canile.
Il giudice per le indagini preliminari ha emesso un
provvedimento in cui dice che la struttura dovrà essere dimessa in
quanto integralmente abusiva e non sanabile?
ASSOLUTAMENTE FALSO
è la più ignobile e patetica disperata bugia
dell’Amministrazione di Sesto. Denota malafede, ignoranza e totale
disprezzo dei cittadini. Il provvedimento riguarda il passaggio di
custodia dal Comune, giudicato evidentemente poco affidabile,
all’Associazione in grado di garantire maggior controllo della
situazione. Non ha, infatti, la procura alcun potere decisionale
sull’abbattimento o meno del canile.
Sono state rilevate 34 opere abusive.
E’ FALSO
non sono abusive. Sono state, infatti, realizzate perché ordinate
dall’Amministrazione di Sesto con l’Ordinanza 182 del 10 Aprile 1997.
Non rispettare un’ordinanza è illegale.
E’ VERO
che l’unica responsabile dei cani e dei gatti ricoverati al Termine è
l’Associazione ma solo fino a quando lo potrà fare. Altrimenti, se lo
dovesse richiedere all’Amministrazione, in base alla legge 281/91 la
responsabilità degli animali passerebbe al Sindaco ed i cittadini di
Sesto si vedrebbero gravati di 900.000 euro l’anno. Tanto, infatti,
costerebbe ad un’amministrazione il mantenimento di questi animali.
fonte: http://www.unioneamicidelcaneedelgatto.it/index_2.htm
Inviato da emerson | 10 Ago, 2007, 04:00
Inviato da emerson | 10 Ago, 2007, 03:46
L’Irpet evoca lo spettro del declino: allarme per sanità, trasporti, invecchiamento popolazione
Toscana, il futuro è nero
Nel 2020 avremo 110mila disoccupati in più e una crescita debole
vera Toscana: lo specchio del futuro la fa apparire decisamente brutta.
Crescita economica bassa, intorno all’1%. Quasi centomila posti di
lavoro in meno. Tensioni sociali forti. Più immigrati, più vecchi, più
persone da assistere.
L’immagine, e lo scenario che fa da sfondo, sembrano disegnati da un
sadico. Invece si tratta della fisionomia attribuita a questa regione
da una ricerca dell’Irpet sulla situazione economica e sociale del
2020. Una ricerca che ha pietrificato politici e imprenditori, ieri
mattina, durante la presentazione nella sede fiorentina del Monte dei
Paschi. Perché sbriciola, anche se in una prospettiva lunga quindici
anni, l’immagine della Toscana prospera e felice sbandierata,
soprattutto in campagna elettorale, dal centrosinistra che la governa.
Laconico Claudio Martini, il presidente della giunta: «Da oggi, oltre a
impegnarsi per risolvere le difficoltà quotidiane, bisognerà guardare
anche a questo rapporto sulla Toscana del 2020 per costruire le scelte
a cominciare dal piano di sviluppo 2006-2010».
Martini pensa soprattutto a un accordo pubblico-privato per trovare
nuove risorse. Ma è chiaro che eventuali investitori vorranno prima di
tutto una pubblica amministrazione illuminata e risparmiosa. Le spese
finite nel mirino negli ultimi mesi (quindici consiglieri regionali in
più, più poltrone per sistemare i politici rimasti a terra e più
prebende per gli staff) non sono segnali incorragianti.
Più decisa la reazione di Sergio Ceccuzzi, presidente di Confindustria:
«Non ci rassegneremo a una Toscana a scartamento ridotto, impoverita e
depressa. La politica faccia bene la sua parte, che noi, certamente,
faremo la nostra».
Secondo le stime dell’Irpet, nel 2020 la Toscana avrà tre milioni e
700mila abitanti, ossia duecentomila più di ora. Ma con il 20% di
ultrasettantenni che comporteranno un aumento della spesa sanitaria da
5,2 milioni a 5,7 milioni di euro. Crescita anche per gli immigrati:
saranno 4% in più. E sarà necessario un investimento assai maggiore
nella spesa sociale.
La forza lavoro aumenterà di 50mila unità, previsione che stride con
l’altro scenario dell’Irpet, che prevede una riduzione di 60mila posti
di lavoro rispetto al numero attuale. Facile la somma: avremo
centodiecimila persone in più con il problema dell’occupazione.
Significa più occupazione in nero, più insicurezza e minori entrate per
le casse pubbliche.
Purtroppo non basta. L’Irpet ‘vede’ il sistema produttivo toscano
caratterizzato da bassa crescita, fra l’1 e l’1,7%, se non addirittura
condizionato da una sostanziale stazionarietà e da un sostenuto
processo di terziarizzazione (al di là del 75%). Cresceranno ancora la
meccanica, la chimica e la farmaceutica, l’agroalimentare (sopra il 3%
annuo in termini reali), mentre i settori più tradizionali segneranno
il passo o andranno, addirittura, verso il declino.
Conclusione? Il contrario di quello che ci aspettiamo. L’Irpet ci dice
che avremo una Toscana forse più dinamica ma disuguale: con lavori
instabili, meno salari e più profitti, una minore presenza di lavoro
dipendente e una maggiore delocalizzazione delle imprese. E
continueranno a pesare problemi ‘antichi’, come la mobilità e la tutela
dell’ambiente.
Che si fa? Scappiamo? Oppure, fin da oggi, ci mettiamo in testa di
ragionare in maniera diversa per evitare che nipoti e pronipoti pensino
di noi quello che proprio non vorremmo?
fonte: http://www.primapagina.regione.toscana.it
Inviato da emerson | 10 Ago, 2007, 03:31
Il complesso fieristico e l’ex convento di Sant’Orsola diventano
proprietà di Regione, Provincia e Comune di Firenze. In cambio vanno al
Demanio le Cascine (per la Finanza) e altri immobili. Agraria spostata
a Sesto
La Fortezza da Basso e l’ex convento di Sant’Orsola passano di
proprietà: dallo Stato a Regione, Provincia e Comune di Firenze. In
cambio il Demanio riceverà le “Cascine” (cioè 11 immobili dello storico
parco di Firenze oggi utilizzati da Agraria che ospiteranno , a spese
dello Stato e non del Comune, la nuova caserma della Guardia di
Finanza), la Villa del Poggiolo, la caserma Tassi (che già ospita il
Comando regionale dei carabinieri), la Villa di Camerata, Castel Pucci
a Scandicci e l’area di via delle Porte Nuove. In più alla zona di via
Valfonda, che ora ospita la Guardia di Finanza, verrà cambiata la
destinazione d’uso per aumentarne il valore immobiliare. Però l’ex
caserma Quarlieri a Sesto passerà dallo Stato all’Università di Firenze
per la nuova sede di Agraria. Si tratta di un giro d’affari da circa
180-190 milioni di euro. Questo dice, dopo quasi un anno di trattative,
il protocollo d’intesa che sarà firmato il prossimo 2 agosto a Roma e
che entro 6 mesi andrà tradotto in un contratto vero e proprio. E in
quel momento dovrebbe svanire anche la cappa di incertezza che fin qui
ha pesato sul futuro di Firenze Fiera, la spa a maggioranza pubblica
(principale azionista è la Regione) che fin qui ha conosciuto enormi
buchi di bilancio (nel 2005 il disavanzo arrivò a 6 milioni), inchieste
della magistratura (per strutture provvisorie la cui autorizzazione era
scaduta) e che dopo l’avvento del nuovo management (il presidente
Roberto Negrini e l’ad Bruschini) sta cercando di risollevarsi. Ma il
vero nodo rimaneva l’ultilizzo di una struttura, appunto la Fortezza,
che era in affitto, per cui quindi qualsiasi investimento era a
rischio. Adesso (o meglio quando ci sarà il passaggio di proprietà)
Firenze Fiera avrà più certezza e anche il piano di rilancio da 55
milioni di euro (quasi 30 della Regione) basi più solide. Non a caso Il
presidente della Toscana Claudio Martini nel presentare l’intesa spiega
che «adesso chi ha voglia veramente di impegnarsi potrà farlo». Un
richiamo agli imprenditori privati che il neopresidente di
Confindustria Firenze Giovanni Gentile pare cogliere quando spiega che
: «adesso bisogna investire andando avanti con idee e progetti
concreti». Si vedrà quanto tireranno fuori gli imprenditori.
Nell’attesa comunque ci sarà da definire i particolari tecnici
dell’operazione. Il demanio vuol cedere a un unico soggetto e non a
tre, cioè Regione, Provincia e Comune. «La mia ipotesi - spiega
l’assessore regionale Anna Rita Bramerini - è che si possa costituire
un nuovo soggetto pubblico formato dai tre enti a cui vada tutto il
patrimonio immobiliare». E scorporare così la proprietà dalla gestione
che potrebbe essere affidata invece a una società mista
pubblico-privata, magari con un partner esperto in organizzazione di
fiere e convegni.
fonte: http://www.primapagina.regione.toscana.it