Genova non si cancella_Genova non si condanna. Manifestazione 17 Novembre

Inviato da emerson | 26 Ott, 2007, 00:54

LA STORIA SIAMO NOI

E' da anni che chiediamo che tutti e tutte si facciano carico delle sorti dei processi per il g8 di genova. L'arroganza dei pm genovesi titolari del processo contro 25 manifestanti per devastazione e saccheggio sembra finalmente aver
smosso la coscienza di quei 300.000 che a Genova hanno cercato di opporsi al pensiero unico che il g8 rappresenta.
Pensiamo che questo non sia il momento di settarismi e distinguo puerili, ma che sia necessaria una manifestazione di massa e una partecipazione senza se e senza ma a tutte le iniziative che vogliono fare pressione per evitare che la sentenza del processo per devastazione e saccheggio ricalchi le richieste dei pm.
Per questo speriamo che tutti e tutte rispondano agli appelli e alle moblitazioni che verranno lanciate, con intelligenza e con la voglia di gridare e rivendicare quel lontano 20 e 21 luglio 2001.

LA STORIA SIAMO NOI
Un appello alla mobilitazione di tutti per il 17 novembre

"La storia siamo noi" non è uno slogan. E' un approccio preciso: da un lato la storia sociale, dall'altro la storia del potere. Chi lo ha cantato in questi anni lo ha fatto con l'istinto di chi sa di aver vissuto un pezzo importante della storia, ufficiosa o ufficiale che sia. E lo ha fatto pensando a Genova 2001. Con ogni mezzo necessario.
Dal 21 luglio 2001 in poi la giustizia e la politica hanno cominciato la revisione della storia che ognuno di noi ha vissuto sulla nostra pelle: coloro che si sono ribellati a una certa visione del mondo sono diventati terroristi; coloro che hanno seminato il panico nelle strade di Genova sono diventati i paladini dell'ordine e della giustizia.
Per sei lunghi anni tutto questo è serpeggiato nelle aule di tribunale, mentre la nostra voce collettiva si affievoliva, con un processo di rimozione collettiva che ha fatto sì che in molti dimenticassero che Genova non è stata solo il terrore in divisa, ma anche e soprattutto la forza e l'energia di centinaia di migliaia di persone che almeno per pochi giorni hanno pensato che il mondo potesse essere diverso da come ce lo hanno sempre raccontato e rappresentato.
Per sei lunghi anni il teatrino delle corti penali si è sostituito alla presa di parola delle persone vive, nella convinzione che verità giuridica e
realtà storica in qualche modo convergessero, nella speranza che in qualche modo tutto si sistemasse e non fossero in pochi a pagare la stizzosa vendetta del potere.
Le requisitorie dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani nel processo che vede 25 persone imputate per devastazione e saccheggio, hanno completato l'operazione di revisione della storia che è cominciata il giorno dopo le mobilitazioni contro
il g8 del 2001 e si sono concluse con la richiesta di 225 anni di carcere.
Pensiamo che sia arrivato il momento di prendere di nuovo la parola, di gridare con forza che gli eventi del luglio 2001 appartengono a tutti noi, di mobilitarsi in massa e con intelligenza per fare si che 25 persone non paghino per qualcosa di cui siamo stati protagonisti tutt*, nessuno escluso.
Vogliamo rilanciare con forza la mobilitazione di massa del 17 novembre a Genova, e tutte le iniziative tese a riappropriarci della nostra memoria e del senso di quei giorni lontani sei anni ma ancora vivi in quello che hanno rappresentato.
Vorremmo che tutti rilanciassero questo appello senza firme, senza identità, senza se e senza ma, perché Genova non è finita, è ancora qui, oggi, e riguarda tutti e tutti se ne devono fare carico, senza esclusioni.

Per cominciare primo appuntamento a Genova: 17 novembre 2007
LA STORIA SIAMO NOI

Supporto Legale 

Preparando lo Sciopero Generalizzato del Sindacalismo di Base del 9 Novembre: Crisi della Rappresentanza e Autonomia dei Movimenti

Inviato da emerson | 15 Ott, 2007, 20:30

Città proibita il video del corteo

Inviato da emerson | 13 Ott, 2007, 21:48

La Città Proibita

Video del corteo di Sabato 22 Settembre a Firenze

 http://it.youtube.com/watch?v=E9cBDf-BcI0

Palazzo Vecchio racconta...

Inviato da emerson | 10 Ott, 2007, 05:20
E' molto istruttivo leggersi i feed rss del Comune di Firenze. Si tratta di una sintesi delle news emanate dall'Ufficio stampa del Comune. Si trovano facilmente (anche in normale formato html) sul sito del Comune.

Vi si trovano dentro tutta la sagacia,  la serieta', la brillante capacita' organizzativa, la fatica quotidiana nell'amministrare una citta' di persone incontentabili e irrazionalmente scontente. Senza queste news potremmo forse sottovalutare il lavoro certosino di queste persone, lo stress a cui sono sottoposte giorno dopo giorno, stress che e' evidentemente la causa di certe loro imbarazzanti uscite pubbliche. Ma come possiamo capire quanta fatica costa salire le scale del Comune ogni giorno, noi che Palazzo Vecchio lo vediamo solo da fuori? Come possiamo capire quanto e' difficile inventare ogni giorno qualche termine roboante per intitolare una nuova campagna mediatica che distolga l'attenzione pubblica dai, suvvia, piccoli inconvenienti e incidenti di percorso? Come possiamo capire quanto stress comporti il doversi continuamente parare le spalle da nemici astuti come volpi, da opposizioni invisibili, da amici che diventano nemici e nemici da far diventare amici? Per non parlare della fatica mentale di doversi sempre tenere aggiornati sugli ultimi sviluppi economici, su chi si deve baciare (e per quante volte), su chi si deve ringraziare, a chi si deve ricambiare un favore, a chi si deve fare un segno convenzionale, chi si deve scaricare, chi dobbiamo far finta di non conoscere...

Per fortuna queste emanazioni giornaliere contribuiscono a darci una seppur minima idea della frenetica vita in Consiglio Comunale.

Riconosciutane l'importanza non possiamo trattenerci dal amplificare l'eco di queste informazioni, condividendole con i nostri lettori e aggiungendo ogni tanto qualche commento (lo distinguerete dal grassetto).

Iniziamo con alcune perle tratte dai comunicati del 9 ottobre 2007. ieri insomma.

153esimo anniversario della Polizia Municipale/1. Il sindaco Domenici e l'assessore Cioni: "Il rispetto delle regole è un valore fondante della democrazia"

 (Continua)

6 ottobre CRASH AGAIN a Bologna

Inviato da emerson | 4 Ott, 2007, 10:36

Sabato 6 ore 15,30 in piazza Nettuno a Bologna

 

http://www.ecn.org/baz/spazi/crash-again.html

Alle 6.45 del 20 Agosto 2007 un atto militare tenta di fermare l'esperienza del Laboratorio Occupato CRASH! Le ruspe cofferatiane entrano nello spazio per demolire tutto quanto costruito e vissuto in un anno e mezzo di occupazione di un vecchio edificio dismesso, a cui si era data nuova vita. Nessun preavviso alla vile delibera a porte chiuse agostana. Lo stabile torna vuoto e chiuso per le volontà dell'amministrazione Cofferati: l'ennesimo scempio di quanto Bologna è ancora in grado di produrre dal basso al di là delle ordinanze proibizioniste, della negazione della socialità, della mercificazione culturale. Un Laboratorio largamente attraversato, catalizzatore di desideri e bisogni di decine di migliaia di persone a Bologna, che ha visto prodursi e riprodursi al suo interno reti sociali in cerca di spazi di vivibilità.

Quello che il Laboratorio CRASH! ha rappresentato in città rimane nelle cronache: asilo per quanti, in fuga dalla ruffiana cultura cortigiana bolognese, hanno trovato li un luogo per esprimere le proprie conoscenze; fruibilità per tutti di ineguagliati eventi musicali; presentazioni di libri, rassegne cinematografiche; condivisione di saperi; laboratori teatrali e fotografici... Ma soprattutto un virtuoso meccanismo di coinvolgimento di quanti hanno vissuto lo spazio nella produzione di eventi altri, di vivacità culturale e politica. Quello che lo sgombero del Laboratorio CRASH! porta è solo un vuoto.

Ma il Laboratorio CRASH!, nella città/cavia del delirio securitario cofferatiano, ha rappresentato anche altro. Ed è proprio su questo piano che la vendetta politica dell'amministrazione ha preso corpo: anni di lotte contro la precarietà, al fianco dei migranti per la chiusura dei CPT, una rinnovata propulsività sociale che ha saputo contrastare inquietanti presenze come quella razzista di Forza Nuova il 21 Giugno, che ha dato battaglia per difendere la libertà d'espressione e le libertà personali di tutte e tutti e dare soddisfazione a bisogni e desideri.

Con questo sgombero prende forma un ulteriore tassello di quello che è il modello societario che Cofferati, in rappresentanza delle forze politiche di cui è interprete, cerca di imporre ed esportare in tutta Italia. Sono recenti le dichiarazioni del ministro Amato che individuano nel modello dello "Sceriffo Giuliani" l'ideale gestionale da importare e diffondere ad opera del costruendo Partito Democratico: un modello di esclusiva repressione, ormai superato dalla stessa New York, sua città natale. E se da un lato l'eco dei peggiori e più rischiosi modelli politici d'oltreoceano approdano qui a partire da Bologna, è impossibile scordarsi tutta la sequela di provvedimenti che in ogni parte d'Italia prendono forma, spesso sotto il vessillo di amministrazioni di centrosinistra: dai recenti provvedimenti, d'eco cofferatiano, contro i lavavetri a Firenze, all'espulsione del diverso dalle città, alla manifesta connivenza nei confronti di quanti, portatori di eredità xenofobe e fasciste, si fanno braccio armato di queste politiche, assaltando occupazioni abitative, bruciando campi nomadi, assassinando compagni, facendo squadrismo perfino nel corso di eventi ludici come la recente, ma non solo, cronaca romana mostra. Ma questa estate non ha mietuto vittime solo a Bologna: a Milano, Verona, Padova altre esperienze di autorganizzazione e autogestione vengono sgomberate e chiuse, marcando il segno di un inquietante parallelismo delle politiche adottate dai sindaci forzaitalioti Moratti, leghisti Tosi e diessini Zenonato e Cofferati.

Se il modello di amministrazione cittadino è questo, la politica istituzionale si innalza sempre più a simulacro mediatico, a vuoto gioco delle parti, quanto mai distante dalle contraddizioni dell'esistente. E così ecco lanciate mistificatorie campagne di intolleranza e repressione all'insegna della legalità, che a malapena celano una politica di sacrifici fatta di stangate fiscali, attacchi ai diritti, bisogni insoddisfatti, peggioramento delle condizioni di vita. Ecco inabissarsi con questo ceto politico anche il mito di un riformismo progressista che si rivela come semplice maschera di una esasperata voglia di impattare contro la società, di entrarvi per distruggerla e funzionalizzarla plasmandola ad esclusivo modello di sè, per la propria riproduzione.

La necessità di una risposta antagonista a queste politiche non potrebbe manifestarsi adesso in modo più palese. Ed in questo stanno tutti i conflitti che all'interno delle città, e non solo, sorgono: dalla vittoriosa lotta della Val di Susa del No Tav, alla Vicenza del No DalMolin, alle battaglie per la laicità e per la libertà d'espressione vanno costruendosi terreni di rottura dai quali partire per rilanciare su altri terreni. E nei territori gli spazi sociali assumono un ruolo centrale nel tentativo di costruire alterità e contrapposizione, nel strutturare queste ed altre battaglie, divenendo espressione di ingovernabilità dei conflitti. Del resto la Bologna dello sgombero di CRASH!, ma anche di Metrolab, della chiusura del Livello 57 e del Link, delle ruspe abbattute sui campi rom, delle ordinanze anti-alcolici, della chiusura forzata di ogni ambito di socialità e ludicità, della cultura-merce ad alto prezzo solo per pochi, finisce con l'innescare dinamiche che semplicemente si autoalimentano. Assistiamo allo spettacolo di un sindaco costretto a trincerarsi dietro decine di agenti di polizia e bodyguards perfino alla festa del suo partito perchè contestato e fischiato. L'allarme sicurezza così amministrato alimenta nuove insicurezza, la legalità brandita a mo' di manganello produce clandestinità e questo perchè tutta questa parte della città non è riducibile ad un deserto sociale. Chi vuole negare, neutralizzare le esistenze di noi tutti, genera nuovi conflitti non amministrabili.

Da oggi è il momento di marcare il segno di un'assoluta incompatibilità dei soggetti che in questa ed in altre città si muovono rispetto a queste politiche. La distanza del Palazzo resti tale: solo da noi tutti potrà venire una risposta adeguata, di massa, a chi questa città la sta uccidendo. Qualcuno, a corte, ha deciso che l'alterità, a Bologna, non debba avere casa. Rispondiamo contrastando il delirio securitario, per le libertà d'espressione e personali, perchè CRASH! torni ad avere uno spazio. Bologna è di chi la vive e rende viva!

Facciamo appello a tutti coloro con cui abbiamo tracciato segmenti del nostro percorso, coloro con i quali abbiamo condiviso battaglie, piazze, assemblee, socialità a portare assieme a noi la propria rabbia per le strade di Bologna.

Costruiamo per SABATO 6 OTTOBRE
un CORTEO A BOLOGNA in difesa degli spazi sociali e contro il modello cofferatiano