Due anni sono troppo pochi: NextEmerson sotto sgombero

Inviato da emerson | 9 Mar, 2009, 16:40

Due anni son troppo pochi – Il csa nEXt Emerson e’ sotto sgombero –

4 aprile corteo contro lo sgombero e contro il piano strutturale, perche’ la citta’ sia di chi la vive e la ama e non di chi vuole svenderla e ricoprirla di cemento .

Giunge un momento nella vita di ogni esperienza di autogestione nel quale la sopravivvenza del progetto dipende da tutti coloro che gli sono vicini. Giunge un momento nella vita di un’occupazione in cui si profila all’orizzonte una parola bruttissima, che nel vocabolario di italiano non dovrebbe esistere, lo sgombero.
Per il nEXt Emerson si tratta ancora soltanto di un’avvisaglia, ma che non va presa sottogamba.
Cosi’ oggi la vita di questo posto dipende anche da te che stai leggendo questo volantino, e da quanto tutti insieme riusciremo a creare un meccanismo capace di resistere all’assalto del tempo. Abbiamo 20 anni di storia, di cui solo due anni di vita in via di Bellagio, Abbiamo ancora tanta voglia di continuare ad esistere. Le minacce di sgombero possono essere fermate.

[ I  fatti ]

Qualche giorno addietro abbiamo saputo che la proprieta’ dello stabile occupato dal nEXt Emerson, sta facendo pressioni per lo sgombero e la demolizione dell’edificio.
Ma chi e’ il proprietario di quest’area ? Non indovinereste mai, perche’ pur essendo un ex fabbrica, su un terreno con destinazione d’uso industriale, si tratta di una cooperativa edile, la cooperativa Unica.
L’acquisto risale ad alcuni anni fa pressapoco nella data dell’occupazione da parte nostra. L’Unica costruisce case, ma per poter edificare su una zona industriale bisogna prima che venga cambiata la destinazione d’uso. Acquistare un’area in attesa che l’amministrazione ne cambi la destinazione d’uso e’ uno dei meccanismi tipici della speculazione edilizia. Ma acquistare un’area industriale non costa cosi’ poco, e nessuno investe se non e’ ragionevolemnte sicuro di poterci riprendere i soldi.
Come mai l’Unica piu’ di due anni or sono era ragionevolmente certa del cambio di destinazione d’uso di quest’area ? E perche’ tutta questa fretta di cacciarci, visto che il piano regolatore ancora non prevede la possibilita’ di costruire sul nEXt Emerson ?
Se fossimo maliziosi potremmo pensare, visti gli inciuci venuti a galla sull’area di Castello, che un paio di anni fa un uccellino abbia sussurato alla cooperativa Unica che quell’area industriale era un buon affare e per il cambio di destinazione d’uso nel piano strutturale non c’erano problemi.
Ora siamo sotto elezioni, dopo un burrascoso inizio anno, tra scandali ed inchieste. E’ arrivato il momento per l’Unica di cercare di forzare la situazione per aggiudicarsi il tanto agognato permesso di costruire. Quando un’amministrazione si prepara a mollare, tenta di porre in salvo gli interessi economici delle lobby che l’hanno sostenuta. Se fossimo in Alice nel paese delle meraviglie, questa si chiamerebbe corsa elettorale, e dal momento che ci siamo capitati nostro malgrado proprio nel mezzo, ora ci tocca di ballare la quadriglia. Se vuoi sei invitato anche tu, ma la posta in gioco e’ molto di piu’ di un centro sociale.

[ Cosa devi fare ]


Per prima cosa fai girare queste informazioni quanto piu’ ti e’ possibile. Noi non possediamo tv, radio o giornali. Il motore della nostra comunicazione sei tu che stai leggendo questo volantino. Sostienici nella campagna contro questo piano strutturale, nel quale il caso Emerson rappresenta solo una piccola parte della posta in gioco: il piano strutturale prevede qualcosa come 3 milioni e mezzo di metri cubi di cemento, l’equivalente di 30 palazzi di giustizia. Pensa che questa citta’ e’ tua, ma tu non hai alcun potere decisionale su quanto accade attorno a te. Il piano strutturale decide come sara’ fatto il tuo quartiere, lo spazio dove vivi tutti i giorni, ma su questo nessuno chiedera’ la tua approvazione.

E’ molto importante far sentire la nostra voce a Unica, per questo puoi fare diverse cose:

    * Scrivi una mail a Unica a info@cooperativaunica.it e in copia a unicafirenze@cooperativaunica.it, dicendo la tua sullo sgombero e chiedendo a Unica perche’ nonostante la facciata etica gioca alla speculazione come tutte le altre lobby di potere fiorentino.

    * Fai uno squillino a Unica in difesa del csa nEXt Emerson. In orario ufficio dalle 9 alle 18.30 fai uno squillino al 055 2345472, non serve che parli, basta anche solo uno squilino e riattacchi, per far sapere all’Unica che il nEXt Emerson non e’ solo.

Partecipa al corteo del 4 aprile e alle altre iniziative contro il piano strutturale, che potrai leggere dal sito http://nopianostrutturale.noblogs.org

Iscriviti alla newsletter del csa per rimanere aggiornato sulla situazione ed essere informato sulle nostre iniziative.

Per approfondire le questioni relative al piano strutturale, in particolare sull’area di castello visita: soscastello.noblogs.org

Per una critica ragionata sullo sviluppo urbanistico di Firenze
http://eddyburg.it/

Castello nel saccheggio della città

Inviato da emerson | 20 Gen, 2009, 14:49

 

 

Lunedi' 26 gennaio ore 21.30 al nEXt Emerson

La centralità di Castello nelle speculazioni urbane che sottraggono spazi ai cittadini per gli interessi di Imprese, Affaristi e Politici: Da "Ligresti city" agli appetiti sulle aree ex-Cerdec e Seves a rischio chiusura.

Ne parliamo con gli autori dei Quaderni di Inchiesta Urbana:
Maurizio De Zordo: autore de "L'Affaire Castello"
Antonio Fiorentino: autore de "Il quadro del disastro"

Ligresti e il Piano di Castello

Inviato da emerson | 7 Gen, 2008, 22:11

 

Il protocollo d'intesa tra Comune e Provincia di Firenze e Regione Toscana per l'edificazione di edifici pubblici nell'area di Castello è un atto che sancisce un grande affare per la Fondiaria-Sai di Salvatore Ligresti, ma non per i cittadini.

Con la costruzione degli uffici di Regione e Provincia, il piano di Castello rappresenta una delle più grandi speculazioni immobiliari in Italia.

I soggetti pubblici che hanno autorizzato la variante di Castello non sono committenti qualsiasi, in quanto l'intervento pubblico per decine e decine di milioni risulta decisivo affinché l'operazione di speculazione sull'ultima area verde di Firenze sia promossa sul mercato immobiliare.

Difficilmente sul 'libero mercato' ci sarebbe stato qualcuno disponibile a costruire qualcosa a fianco della pista dell'aeroporto di Peretola, tra l'autostrada e la ferrovia"

Per questa immensa lottizzazione, 1 milione e quattrocento mila metri cubi di cemento, non esiste in città richiesta di soggetti privati e senza i soldi pubblici l'operazione Ligresti non sarebbe mai partita.

Questa operazione ha completamente ribaltato la logica delle scelte urbanistiche: adottare lo strumento urbanistico adeguato solo dopo aver appurato un bisogno diffuso. In questo caso si è fatta prima la scelta (saturare di cemento la piana) e poi ci si è adoperati a trovare la domanda in modo da legittimarla a posteriori.

Si tratta di una cementificazione pesantissima che non risponde a nessuno dei bisogni e delle esigenze reali della città, come dimostra l'irrisoria previsione di alloggi di edilizia popolare (solo 158 su oltre 1000 previsti per l'edilizia privata). L'intervento, che viene a collocarsi in un’ area dall'equilibrio sociale e ambientale fortemente compromesso, saturerà l'unico corridoio ambientale che unisce le colline di Monte Morello con l'Arno con ricadute sul clima e il ricambio d'aria all'interno della piana fiorentina.

 

Il quadro economico annunciato è gravissimo: la Regione dovrà vendere i palazzi di Novoli che diventeranno magari grandi alberghi o residence e spendere altre risorse, mentre la Provincia dichiara di dover attivare un project financing dalle dimensioni economiche impressionanti.

Regione e Provincia, con il protocollo firmato a gennaio 2006 con Palazzo Vecchio, costruiranno sedici ettari di uffici con la Provincia che costruisce su 68mila metri quadrati, compresa la cittadella per gli studenti delle medie superiori, e la Regione che edifica su una superficie di 90mila metri quadrati; di cui 58mila da dedicare al centro direzionale della giunta e gli altri 32mila alle agenzie regionali: Arpat (ambiente), Apet (promozione), Arsia (agricoltura).

Costo: fra i 220 e i 280 milioni di euro.

Obiettivo: ospitare un esercito di tremila dipendenti. Molti dei quali potranno avere anche casa lì, nella piana. Uscio e bottega, come si diceva una volta.

Tempi di costruzione: cinque anni per la Provincia, 7-8 per la Regione.

 

I palazzoni di Novoli, costati 45 milioni di euro, corrono il rischio di essere  dati in permuta a Ligresti, come parziale pagamento dell'operazione con il Comune pronto come al solito a facilitare l'operazione cambiandone la destinazione d'uso: i palazzoni potrebbero diventare poli commerciali, alberghieri o espositivi.

L’unico accordo non ancora raggiunto, e di cui si parla in questi giorni, è quello riguardante chi costruisce sull’area.

Ligresti, oltre a dare i terreni, vorrebbe costruire materialmente su tutta l’area con il Comune d’accordo, ma Regione e soprattutto Provincia vorrebbero indire formalmente una gara d’appalto, per non trovarsi nei guai successivamente oppure perché hanno ulteriori consorterie da accontentare visto che per adesso dalla speculazione sull’area di Castello sono esclusi i grossi gruppi edilizi cittadini.

Insomma, per la pubblica amministrazione, nonostante il parere contrario della maggioranza dei cittadini, non è in discussione la cementificazione e la speculazione sull’ultima area verde metropolitana ma “semplicemente” quali e quanto i poteri forti ci guadagneranno.

 

 

 

Ligresti

Inviato da emerson | 11 Ago, 2007, 05:29

una prima sommaria raccolta di articoli e informazioni.

tratto da: Diario - 20.05.2005 - A che serve vincere se poi...
"(...) Ritorno al passato. Storia simile a Firenze. Qui la scontata riconferma del sindaco Leonardo Dominici (la Fed ha portato a casa il 57 per cento dei voti) si è accompagnata alla ripresa di un vecchio progetto: la costruzione del quartiere Castello sull’area della Fondiaria, che nel frattempo è passata di mano ed è stata conquistata da Salvatore Ligresti. È una vicenda che ha più di vent’anni. (Continua)