Rapporto Irpet 2005

Inviato da emerson | 10 Ago, 2007

L’Irpet evoca lo spettro del declino: allarme per sanità, trasporti, invecchiamento popolazione

Toscana, il futuro è nero

Nel 2020 avremo 110mila disoccupati in più e una crescita debole
 
vera Toscana: lo specchio del futuro la fa apparire decisamente brutta. Crescita economica bassa, intorno all’1%. Quasi centomila posti di lavoro in meno. Tensioni sociali forti. Più immigrati, più vecchi, più persone da assistere.
L’immagine, e lo scenario che fa da sfondo, sembrano disegnati da un sadico. Invece si tratta della fisionomia attribuita a questa regione da una ricerca dell’Irpet sulla situazione economica e sociale del 2020. Una ricerca che ha pietrificato politici e imprenditori, ieri mattina, durante la presentazione nella sede fiorentina del Monte dei Paschi. Perché sbriciola, anche se in una prospettiva lunga quindici anni, l’immagine della Toscana prospera e felice sbandierata, soprattutto in campagna elettorale, dal centrosinistra che la governa.
Laconico Claudio Martini, il presidente della giunta: «Da oggi, oltre a impegnarsi per risolvere le difficoltà quotidiane, bisognerà guardare anche a questo rapporto sulla Toscana del 2020 per costruire le scelte a cominciare dal piano di sviluppo 2006-2010».
Martini pensa soprattutto a un accordo pubblico-privato per trovare nuove risorse. Ma è chiaro che eventuali investitori vorranno prima di tutto una pubblica amministrazione illuminata e risparmiosa. Le spese finite nel mirino negli ultimi mesi (quindici consiglieri regionali in più, più poltrone per sistemare i politici rimasti a terra e più prebende per gli staff) non sono segnali incorragianti.
Più decisa la reazione di Sergio Ceccuzzi, presidente di Confindustria: «Non ci rassegneremo a una Toscana a scartamento ridotto, impoverita e depressa. La politica faccia bene la sua parte, che noi, certamente, faremo la nostra».
Secondo le stime dell’Irpet, nel 2020 la Toscana avrà tre milioni e 700mila abitanti, ossia duecentomila più di ora. Ma con il 20% di ultrasettantenni che comporteranno un aumento della spesa sanitaria da 5,2 milioni a 5,7 milioni di euro. Crescita anche per gli immigrati: saranno 4% in più. E sarà necessario un investimento assai maggiore nella spesa sociale.
La forza lavoro aumenterà di 50mila unità, previsione che stride con l’altro scenario dell’Irpet, che prevede una riduzione di 60mila posti di lavoro rispetto al numero attuale. Facile la somma: avremo centodiecimila persone in più con il problema dell’occupazione. Significa più occupazione in nero, più insicurezza e minori entrate per le casse pubbliche.
Purtroppo non basta. L’Irpet ‘vede’ il sistema produttivo toscano caratterizzato da bassa crescita, fra l’1 e l’1,7%, se non addirittura condizionato da una sostanziale stazionarietà e da un sostenuto processo di terziarizzazione (al di là del 75%). Cresceranno ancora la meccanica, la chimica e la farmaceutica, l’agroalimentare (sopra il 3% annuo in termini reali), mentre i settori più tradizionali segneranno il passo o andranno, addirittura, verso il declino.
Conclusione? Il contrario di quello che ci aspettiamo. L’Irpet ci dice che avremo una Toscana forse più dinamica ma disuguale: con lavori instabili, meno salari e più profitti, una minore presenza di lavoro dipendente e una maggiore delocalizzazione delle imprese. E continueranno a pesare problemi ‘antichi’, come la mobilità e la tutela dell’ambiente.
Che si fa? Scappiamo? Oppure, fin da oggi, ci mettiamo in testa di ragionare in maniera diversa per evitare che nipoti e pronipoti pensino di noi quello che proprio non vorremmo?

fonte:  http://www.primapagina.regione.toscana.it


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